Dici quello che pensi?

Quando si vuole dire quello che si pensa, per assurdo, non si deve pensare. Se vogliamo esprimere pensieri di getto, dobbiamo scollegare il ragionamento “ecologico”, cioè quel consigliere interno che soppesa i pro ed i contro riguardo quello che stiamo per dire, che calcola gli effetti delle nostre parole, facendoci prendere, alla fine, la decisione più adeguata ai nostri scopi.

Alcune persone, associano il dire quello che si pensa alla correttezza, all’onestà. Ma è possibile dire sempre quello che si pensa dicendo sempre la verità? Ci sono vari studi filosofici su questo argomento che non scomoderò perché c’è il serio rischio di fare un articolo infinito. Riflettiamo solo sul paradosso del mentitore proposto da un filosofo greco nel ‘400 A.C.: se dico “sto mentendo” sono sincero o no? Buona riflessione e buon divertimento per i prossimi cento anni!

Tornando a noi, c’è da chiedersi se sia veramente sempre utile dire quello che si pensa. Alcune persone sostengono che questo dire quello che si pensa sempre e comunque sia una qualità positiva da imparare assolutamente. Dalla parte opposta della barricata troviamo invece un popolo di ponderati, i quali sostengono che spesso un silenzio vale più di mille parole e che non sempre dire la verità o quello che si pensa sia utile, addirittura c’è chi appoggia l’idea delle “bugie utili”, ovvero quelle bugie innocue dette a fin di bene.

Una frase celebre che sostiene questo pensiero è di Iacopo Badoer, poeta italiano che scrisse: “un bel tacer non fu mai scritto“. Intendendo che il saper tacere è una qualità che non è mai stata lodata abbastanza.

Infine (non cronologicamente, come spesso accade) troviamo una sentenza che potrebbe mettere tutti in pace e risale ad Aristotele: “La virtù è nel mezzo, tra due estremi che sono ugualmente da evitare”.

Alla fine, si sta parlando di un quesito che dura da millenni e destinato a durare altrettanto perché, come sempre, quello che conta veramente non è la verità assoluta ma il pensiero soggettivo.

 

dire non pensare

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La cosa più importante

Quando si assiste o si è coninvolti in una comunicazione, in quanti di noi pensano che l’esito (qualsiasi sia stato) della comunicazione appena svoltasi, sia dipeso da quello che si è detto?

In realtà, quello che si è detto, ovvero le parole, hanno un’incidenza minima sulla comunicazione dal vivo rispetto ad altri fattori.

Ma quali sono questi altri fattori? Ebbene si, il famoso non-verbale!

Capita molto spesso di ritrovarmi a parlare di questo aspetto della comunicazione dal vivo, questo perché è l’aspetto più importante e anche il più sottovalutato nella comunicazione (esperti esclusi…ma non sempre :D).

Una volta mi sono ritrovato ad assistere ad una discussione con un “mediatore” che cercava di raffreddare gli animi di altre due persone e ho sentito questa frase (da parte del mediatore rivolto ad uno dei due): “dai, non fare caso a COME te l’ha detto, ma presta attenzione a COSA ti ha detto!”.  La risposta è stata: “si, sono d’accordo che mi stia dicendo una cosa che ci può stare, ma mentre me lo dice sghignazza e mi indica con la mano, io mi innervosisco!”.

Ebbene cos’è successo in quel frangente? E’ successo che, sebbene quello che aveva detto quella persona “ci poteva stare”, l’altro reagiva arrabbiandosi, ma non per quello che aveva detto, ma per il COME! Quindi ha reagito più che altro a quello che NON aveva detto.

Nel 1967, uno psicologo statunitense di nome Albert Mehrabian ha condotto uno studio della comunicazione, rilevando un’importanza del non-verbale (quello che non si dice)  sovrastante, se paragonata al verbale (le parole).

Mehrabian ha scoperto infatti che, genericamente, in una comunicazione dal vivo l’importanza del verbale è in percentuale pari al 7% per la comprensione del messaggio, mentre il non-verbale ha un’influenza pari al 55%, il restante 38% è dato dalla voce, chiamato paraverbale e riguarda il volume, l’intonazione, il ritmo, la cadenza e via dicendo.

Certo queste percentuali non sono fisse, ci mancherebbe, spesso variano a seconda del contesto e di sicuro in una comunicazione on-line queste misure cambiano drasticamente (qui le emoticons prendono il posto del non-verbale), ma dal vivo quello che conta di più è sicuramente quello che non viene detto.

Quindi vi invito a dare il giusto peso a quello che non dite durante una comunicazione dal vivo che sia con una persona o in un gruppo di persone. Questo può fare la differenza nella comprensione coerente del vostro messaggio.

La condivisione su un blog e su internet in generale è prevalentemente verbale (emoticons escluse). Quindi vi invito a dare sfogo nei commenti alla vostra parte verbale condividendo pensieri ed esperienze che ci aiutino a capire meglio questo mondo e, anche se non fosse così, interagire è sempre bello, quindi si vince sempre.

Un abbraccio

Kris-

ascolto in comunicazione

Dimmi come saluti

Il saluto, è il momento più importante nella comunicazione e nonostante questo è anche il più sottovalutato da un sacco di persone (anche comunicatori).

Quanta importanza diamo al “come” salutiamo?

Il saluto è talmente tanto importante che alcune civiltà che ci hanno preceduto lo usavano come messaggio per esplicitare le proprie buone intenzioni o per esprimere fiducia.

La stretta di mano c’è fin dagli antichi romani. Salutare porgendo la mano infatti faceva si che si dovesse essere ad una distanza ravvicinata e allo stesso tempo si mostrava l’assenza di armi.

L’inchino dei giapponesi invece è un vero gesto di fiducia verso l’interlocutore. Nasce al tempo dei samurai e inchinandosi ci si esponeva volontariamente offrendo il collo in segno di fiducia. Porgere il collo ad un samurai armato di spada non sarebbe stata una gran scelta se non per un gesto di pace.

Comunque siamo arrivati ai giorni nostri e il saluto è una forma puramente cordiale ma di enorme importanza, specialmente quando si parla di un ambito business.

Ma questo vuol dire che se non siamo nell’ambito business, salutare bene può diventare anche un optional?

Assolutamente no! Pensate a quando vi capita qualcuno che vi porge la mano molle, o dritta imbalsamata, o vi da la mano così velocemente che quasi non ve ne rendete conto, ecco…che effetto vi fanno queste persone? Non credete che il modo in cui uno vi saluta ce la dica lunga su quella persona?

Il regalo più grande che potesse farmi un mio zio che lavorava come dirigente in una azienda tedesca è stato quello di insegnarmi come dare la mano. Questo dono ha superato qualsiasi cosa materiale venuta da lui e mi è stato utile in parecchie situazioni (almeno credo :D)

Nel breve video qua sotto espongo questo argomento con qualche curiosità ed alcune ricerche. Vi invito a vederlo e a commentare.

CIAO!!

Kris-

Da dove parte la comunicazione

Quando si parla di comunicazione, ci imbattiamo sempre nello stesso stereotipo, ovvero si pensa che comunicazione significhi: riuscire a dire la cosa giusta nel modo giusto, così da raggiungere i nostri obiettivi (comunicativi) nel più breve tempo possibile. E da un certo punto di vista è giusto, ma assolutamente incompleto.

Se si considera solo questo lato della comunicazione, ovvero quello verbale, quello che si dice, si porta l’attenzione su sé stessi, sulla persona che parla, dimenticandoci che, se dobbiamo trasmettere un messaggio a qualcuno, il primo a comunicare, è proprio quel qualcuno!

Una bellissima frase della quale purtroppo non si conosce l’autore dice: “La comunicazione parte non dalla bocca che parla ma dall’orecchio che ascolta”. Non consocendo l’autore non so dire se la frase continuasse in qualche modo, ma io la completerei ulteriormente aggiungendo: “…e dall’occhio che osserva”. Ma l’importanza di questa frase non risiede nella completezza o meno del concetto che esprime, bensì nel focus.

Come possiamo notare, infatti, il focus non è più su quello che dobbiamo dire, ma su quello che dobbiamo ascoltare. Quindi l’attenzione si sposta sul nostro interlocutore e sui segnali (in questo caso uditivi) che ci invia ed è proprio su questi segnali che noi dobbiamo modulare quello che diremo. Inoltre se, come aggiungevo prima, diamo spazio anche ai segnali visivi, avremo un quadro più completo su come inviare il nostro messaggio e sulle parole da utilizzare.

L’osservazione è la vera comunicazione, è il punto da dove parte la comunicazione. Se non si porta l’attenzione alle informazioni raccolte da una buona osservazione, rimangono sterili parole. Con il rischio di risultare fuori luogo e incoerenti…un disastro comunicativo.

Concentrarsi solo sulle parole da dire senza tenere conto dei tesori che nasconde una buona osservazione, può essere efficace solo per chi parla.

Perchè comunicare senza prima aver osservato, è come parlare a sé stessi…

 

la comunicazione parte

L’eccellenza della comunicazione off-line: il metodo SIE

Ciao a tutti!

Oggi voglio parlarvi brevemente del metodo di comunicazione che ho sviluppato e da quali esigenze è nato.

Prima di cominciare, vi spoilero che sotto all’articolo trovate il video in cui descrivo la presentazione del 2 marzo a Bologna, nel quale illustro brevemente il metodo e anche la struttura della presentazione, quindi se volete, se non vi va di leggere, potete passare direttamente al video. Devo dire che però questo articolo è venuto dopo il video, quindi c’è qualche informazione in più ;-D

Quelli che tra voi si occupano di comunicazione o ne hanno già sentito parlare, saranno d’accordo sul fatto che quando si parla di questo campo, lo si associa principalmente al dire le cose giuste, usare le parole giuste nel contesto giusto, magari supportate da un non-verbale congruo ed appropriato, in modo da raggiungere il proprio scopo comunicativo in maniera veloce ed efficace…giusto?

Ma cos’è che rende possibile tutto questo? Ve lo siete mai chiesti?

La descrizione che ho fatto sopra, infatti, è molto appropriata in una comunicazione on-line, tipo sui social, sul sito, e-mail marketing e via dicendo. Ma se quella stessa comunicazione la si vuole portare nel mondo off-line dobbiamo per forza tenere conto di un dettaglio fondamentale su cui quasi nessuno si focalizza: il proprio STATO!

Ebbene si, per sostenere le parole giuste serve lo stato giusto e questo vale anche per il non-verbale. Se ci si muove in modo didattico senza il supporto di uno stato adeguato, il risultato è una comunicazione macchinosa ed incongruente.

Per questo motivo mi sono sentito di sviluppare questo metodo che si concentra principalmente sulle caratteristiche tipiche della comunicazione off-line, una su tutte lo stato. Per comunicazione off-line intendo dal vivo, one-to-one oppure davanti ad un gruppo di persone.

C’è ovviamente spazio per la comunicazione tradizionale (parole giuste; non-verbale e para-verbale; ecc), in minima parte, giusto le basi.

Il metodo si chiama Strategie di Interazione Efficace e nasce per un’esigenza nella scuola e, più precisamente, nasce per l’esigenza dei docenti delle scuole.

I docenti infatti, hanno un ruolo che è identificabile come una missione. Loro hanno in mano la formazione dei futuri leader del nostro mondo, ma, cosa più importante, hanno in mano la responsabilità di formare gli esseri umani che incontreremo per strada e che a loro volta faranno progredire la nostra specie.

Questa è una enorme responsabilità, e saper interagire efficacemente, con il focus giusto è di fondamentale importanza.

E questo vale sia per i docenti delle scuole che per qualsiasi altro contesto off-line.

Il mistero dell’apprendimento

Cari amici, oggi si parla di apprendimento e di un metodo ben specifico per rendere l’apprendimento efficace.

Non ho la pretesa di avere la soluzione, anche perché l’apprendimento è un fatto assolutamente soggettivo, personale, dipende da tanti fattori.

Il metodo che propongo io nel video divide l’apprendimento in 2 semplici e specifiche fasi:

  1. didattica
  2. esperienziale

Vorrei sapere cosa ne pensate e mi piacerebbe, visto che è un argomento a me molto caro, conoscere più esperienze.

Vi invito a dire la vostra nei commenti.

Enjoy

.k.

No Pain No Gain

NO PAIN NO GAIN!

Partiamo da questa celebre frase motivazionale per parlare di un importante concetto che fa la differenza nello sport.

In questo video infatti vi parlerò di un argomento molto caro e discusso nell’ambiente della PNL: le àncore e la loro utilità.

Io dico la mia su un possibile modo di creare un’àncora e lo faccio nel modo meno tecnico possibile.

Fatemi sapere se siete d’accordo

Enjoy

.k.