Dimmi come saluti

Il saluto, è il momento più importante nella comunicazione e nonostante questo è anche il più sottovalutato da un sacco di persone (anche comunicatori).

Quanta importanza diamo al “come” salutiamo?

Il saluto è talmente tanto importante che alcune civiltà che ci hanno preceduto lo usavano come messaggio per esplicitare le proprie buone intenzioni o per esprimere fiducia.

La stretta di mano c’è fin dagli antichi romani. Salutare porgendo la mano infatti faceva si che si dovesse essere ad una distanza ravvicinata e allo stesso tempo si mostrava l’assenza di armi.

L’inchino dei giapponesi invece è un vero gesto di fiducia verso l’interlocutore. Nasce al tempo dei samurai e inchinandosi ci si esponeva volontariamente offrendo il collo in segno di fiducia. Porgere il collo ad un samurai armato di spada non sarebbe stata una gran scelta se non per un gesto di pace.

Comunque siamo arrivati ai giorni nostri e il saluto è una forma puramente cordiale ma di enorme importanza, specialmente quando si parla di un ambito business.

Ma questo vuol dire che se non siamo nell’ambito business, salutare bene può diventare anche un optional?

Assolutamente no! Pensate a quando vi capita qualcuno che vi porge la mano molle, o dritta imbalsamata, o vi da la mano così velocemente che quasi non ve ne rendete conto, ecco…che effetto vi fanno queste persone? Non credete che il modo in cui uno vi saluta ce la dica lunga su quella persona?

Il regalo più grande che potesse farmi un mio zio che lavorava come dirigente in una azienda tedesca è stato quello di insegnarmi come dare la mano. Questo dono ha superato qualsiasi cosa materiale venuta da lui e mi è stato utile in parecchie situazioni (almeno credo :D)

Nel breve video qua sotto espongo questo argomento con qualche curiosità ed alcune ricerche. Vi invito a vederlo e a commentare.

CIAO!!

Kris-

Il mistero dell’apprendimento

Cari amici, oggi si parla di apprendimento e di un metodo ben specifico per rendere l’apprendimento efficace.

Non ho la pretesa di avere la soluzione, anche perché l’apprendimento è un fatto assolutamente soggettivo, personale, dipende da tanti fattori.

Il metodo che propongo io nel video divide l’apprendimento in 2 semplici e specifiche fasi:

  1. didattica
  2. esperienziale

Vorrei sapere cosa ne pensate e mi piacerebbe, visto che è un argomento a me molto caro, conoscere più esperienze.

Vi invito a dire la vostra nei commenti.

Enjoy

.k.

Il meglio di te…sempre!

Non ci resta che essere d’accordo con questo utente di Twitter.

Personalmente preferisco la seconda parte, a priori cerco di essere indimenticabile, poi se sono anche insostituibile tanto meglio, anzi, penso che essere insostituibili sia un effetto dell’essersi comportati in modo da essere indimenticabili.

A proposito, non dimenticatevi del mio sito www.kristianruggeri.com

Ci si vede la

Enjoy

Kris-

indimenticabile

Monkey see monkey do

Molti di voi già sanno della mia passione per il gaming (ebbene si, mi piacciono i videogiochi :D).

Quello che mi caratterizza però, è che non faccio assolutamente niente senza che ci impari qualcosa.

In questo video troverete quattro punti fondamentali, in base alla mia esperienza, per eccellere in qualsiasi cosa, partendo da un’esperienza nel gaming.

Potete trovare altri video sul mio canale YouTube e da oggi anche sul mio sito www.kristianruggeri.com

Enjoy

Kris-

Non siamo obbligati!

WARNING: Explicit Content!

Vi è mai successo di essere trattati male da un operatore di call center oppure da uno dei capi dove lavorate?
Io a questo proposito ho fatto una riflessione: anche se il tuo lavoro non ti soddisfa, non sei obbligato a trattarmi male.

Nel video lo dico alla mia maniera, ditemi se siete d’accordo.

P.S. a breve caricherò il video integrale sul mio canale YouTube.

Enjoy

Kris-

Bambini e Videogames

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Qualche tempo fa guardando la televisione, mi sono imbattuto in una nota trasmissione per “gamers (coloro che giocano)” nella quale era ospite un ragazzo sui venticinque anni. Non ricordo bene se fosse un appassionato di recensioni o se avesse inventato qualcosa inerente al mondo dei videogiochi, quello che so è che era un personaggio molto conosciuto e rispettato (tra l’altro per niente in sovrappeso come il cliché vuole siano tutti i gamers). In tutta l’intervista per me, la domanda fondamentale è stata: “ma tu come hai iniziato ad appassionarti di videogames?”; risposta: “Mi ricordo che non avevo neanche cinque anni, e sedevo sulle ginocchia di mio padre mentre giocava a Tomb Rider”.
In quel momento ho pensato alla meraviglia di un genitore che coinvolge suo figlio anche nei suoi hobbies e svaghi. Credo sia un valido esempio da seguire.
Tanti genitori tengono ai bambini segreta l’esistenza di tale mezzo ludico (in buona fede s’intende) nel timore che ne abusino fino alla compulsione. Non voglio entrare nel merito degli eventuali risvolti psicologici dovuti al nascondere alcune cose, non rientra nel mio campo, ma vorrei parlare dei risvolti positivi nel guidare il bambino verso un utilizzo sano e consapevole di tale mezzo, tenendo presente che questo punto di vista si può estendere anche ad altro, non solo i videogames.
Quello che intendo proporre in questo articolo, è di coinvolgere i propri figli, nel caso che anche a uno dei genitori piacciano i videogames. Se nessuno dei genitori avesse questo interesse, suggerisco di monitorare i tempi di utilizzo, tenendo anche conto dei tempi fisici: si dice che dopo ogni ora di gioco servano almeno quindici minuti di pausa.
Monitorare per quanto tempo il ragazzo/bambino resta davanti ai videogiochi prima di smettere da solo, così da stabilire un tempo limite che non vada completamente in conflitto con le sue esigenze.
Ancora una volta ci tengo a precisare che, come negli altri articoli, quello che ho scritto ha l’intenzione di suscitare una riflessione nel lettore. Magari alcuni sono arrivati alle mie stesse conclusioni, altri non hanno mai pensato a tale argomento ed altri ancora sono di opinione contraria.
Vi invito a lasciare un commento per quanto riguarda le vostre impressioni ed i vostri pensieri.

 By Kristian Ruggeri – Counselor & Coach

Copywriting – Raffaele Avallone

PNL e IPNOSI

In questa intervista mi è stato chiesto di raccontare l’ipnosi dal punto di vista della PNL.
I creatori di questa disciplina (John Grinder e Richard Bandler) hanno estrapolato delle tecniche di ipnosi modellando il genio ipnotista Milton Erickson, dal quale hanno ricavato anche una tecnica comunicativa, abilmente vaga, chiamata il Milton Model o Milton Modello.
Questo video è una parte dell’intervista riguardante questo argomento.
Datemi i vostri feedback!